TEATRO

6 Luglio 2017
22:00
ROCCA DI MONTESTAFFOLI
San Gimignano

PROMETEOEDIO

FONDAZIONE LUZZATI / TEATRO DELLA TOSSE
di Emanuele Conte
da Eschilo
regia Emanuele Conte
costumi Daniela De Blasio
luci Tiziano Scali, Matteo Selis
assistente alla regia Alessio Aronne
con Gianmaria Martini, Alessia Pellegrino, Enrico Campanati, Roberto Serpi, Pietro Fabbri
realizzazione costumi Umberta Burroni e Paola Ratto
direzione tecnica Roberto d’Aversa
acting coach Paolo Antonio Simioni

Prometeoedio è l’ultimo capitolo della trilogia del potere iniziata nel 2013 con Antigone di Anouilh e proseguita con il Caligola di Camus. Emanuele Conte, ideatore e regista della trilogia, nel corso del tempo ha spostato la sua analisi dal potere in quanto tale alla “ribellione al potere”. In Antigone la protagonista si oppone a un ordine precostituito, Caligola lotta contro se stesso in quanto incarnazione dell’autorità, mentre in questo terzo capitolo Prometeo si ribella al potere in senso assoluto, quello che va oltre l’uomo e riguarda Dio. Al centro del lavoro di Conte c’è l’uomo con la sua meravigliosa umanità fatta di imperfezioni, fragilità, debolezze e difetti. Il gesto con cui Prometeo dona all’umanità il fuoco e la consapevolezza è un atto di giustizia compiuto per soddisfare il desiderio di conoscenza dell’uomo, anche se questa sua ambizione porta con sé dolore e sofferenze. Prometeoedio è tratto dalla tragedia di Eschilo, nella quale il titano Prometeo viene condannato a soffrire in eterno, incatenato per sempre a una roccia ai confni del mondo, per aver rubato il fuoco, la conoscenza e averne fatto dono all’umanità. Questa terribile condanna non smuove il pensiero di Prometeo che nella sua scomoda posizione resta aggrappato alle proprie convinzioni, senza pentirsi del suo peccato perché “io ho dato loro la possibilità di scegliere. Ora potranno decidere se vivere senza farsi domande, spensierati, o abbracciare il pensiero e il desiderio di sapere. È vero tutto questo provoca dolore e sofferenza, ma se questa sarà la loro scelta allora io soffrirò con loro”. Come gesto estremo Prometeo, nonostante sia consapevole del dolore e della precarietà della vita umana, decide di farsi uomo a propria volta, nella convinzione che la precarietà dei viventi sia comunque preferibile al terrore nel quale vivono gli Dei per la paura di perdere la propria immortalità.